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La Critica

La critica
 
E' una sensazione diversa che scaturisce dalle opere di Giuseppe Palombo, scultore formatori nelle zone ricche di fermenti culturali della Toscana ma pregno di un substrato sociale tipicamente "nostro", veracemente abruzzese, saldamente ancorato alla problematica della sua terra, che affiora e traspare nella nitidezza del materico segno, distintivo della sua vasta produzione.
 
Artista - è il caso di dirlo - di grande respiro, ha portato la sua fresca ideazione al connubio con le varie tecniche, sì da realizzare un discorso armonico e compiuto, un discorso che può essere percepito con un minimo di attenzione poiché fatto di cose semplici, impostato su materiali di cui la stessa natura si pone come messaggio.
 
L'approdo ad un iperrealismo non violento né privo di gusto, come spesso si é abituati a vedere, caratterizza un momento della produzione di questo giovane, che, partito da un figurativo classico, base essenziale per un concreto sviluppo del discorso poetico scultoreo, è andato via via conquistandoquella padronanza sulla materia che lo ha reso ormai propugnatore di un proprio personalissimo messaggio, ricco di maturità artistica.
 
La "ballerina", il "ritorno di un emigrante", alcuni "volti" rispecchiano il medesimo pathos, la medesima verve espressiva degli ultimi "violenza ad un intellettuale", l'"emigrante".
 
Quando poi in un continuo divenire Giuseppe Palombo dal figurativo, attraverso passaggi ben definiti, approda all'informale, ecco che vediamo la materia vibrare di una luce caratteristica, nuova: sia essa la pietra, sia il legno del mogano, del noce, assume delle notazioni cromatiche delicatissime, rese ancora più evidenti dal una strutturazione assai semplice, scevra da leziosismi barocchi o da inutili appesantimenti.
In questa dimensione, in un'ottica a lui peculiare si collocano le ultime "lacerazioni e rotture", realizzate con una tecnica personale di effetto immediato.
 
Ancora una volta un artista è riuscito, con la poesia delle sue opere, a lanciare un messaggio dal significato preciso e di sicura efficacia ed attualità.
 
Luigi Lombardo
 
 
Il discorso da fare su Palombo potrebbe sembrare facile, avendo egli percorso con i suoi disegni e le sue sculture tutti gli scalini dell'insegnamento così come viene impartito nei nostri istituti d'arte.
 
Egli è, come si suol dire, serio e preparato. Ma, oltre l'apparente solerzia, quanta inquietudine, quanti dubbi, quanti interrogativi cui egli cerca pugnacemente delle risposte! L'ormai raggiunta padronanza delle forme non lo soddisfa più. Cerca di appagare altrove la sua ansia di assoluto che potrebbe portarlo tanto all'iperrealismo - quello vero - quanto alla totale astrazione.
 
Ecco allora che giace in terra, ormai senza vita, il corpo del muratore caduto dall'impalcatura. Veri sembrano i vestiti, vere le scarpe, e vera sembra la morte. L'iperrealismo che, secondo me, non è che un'ennesima e forse la più tragica dichiarazione di morte dell'arte che l'avanguardia ci abbia data, coincide in questo caso con la morte "tout court".
 
Un modo per uscire dall'impasse nella quale l'iperrealismo si è cacciato o soltanto un pezzo di bravura, riuscito ma irripetibile?
 
Antonio Bueno
 
 
La Scultura del giovane Palombo Giuseppe è meditativa, con tratti emotivi nella forma, come nell'opera "Maternità".
 
Nelle figurazioni astratte ha il taglio incisivo della giovinezza. Le opere in cemento brunito sembrano espresse dolorosamente dal grido della pietra scalpellata.
 
Palombo, anzi la sua particolarità, consiste nell'Impressione visiva che da all'amatore, Il senso grato della dimensione.
 
Vivaldo Pili - scrittore